L'albero vecchio
Ormai i germogli faticano a sbocciare,
su i suoi lunghi rami rinsecchiti,
se pur si stagliano imponenti al cielo,
sorretti da un tronco curvo e melanconico.
Solo e triste condannato dal tempo,
immenso era nei momenti migliori,
era tutto un fruscio di foglie e frasche verdi,
con miriadi di uccelli che gli volavano attorno.
Maestoso il vigore e l'ondeggiar delle fronde,
orgogliose ed altere nella loro bellezza,
sprigionavan forza e giovinezza della natura,
salde eran le sue radici nella generosa terra.
In ogni luogo suoni come una dolce musica,
di tanti esseri nel pieno della vita,
che instancabili e frenetici fra erbe e fiori,
andavano e venivano in una danza infinita.
Le brezze accarezzavano tutto l'incanto,
la calma della notte eran le dolci compagnie,
e nel suo grande orizzonte, illuminato dal sole,
solo profumi, solo colore, solo amore.
Poi venne il martirio dei suoi simili,
impotente vide lo scempio della natura,
torturata, divelta, frammentata e bruciata,
in una tremenda, tormentosa apocalisse.
Ora solo, con il suo stupore di non capire,
stupore che lo paralizza e pesa come un macigno,
vorrebbe muoversi per andarsene lontano,
ma l il suo posto assegnatogli dal destino.
Io non vorrei esserci quando egli cadr,
quando le sue radici non daranno pi vita,
quando la polvere e l'oblio lo copriranno,
perch nel profondo del cuore mi sentirei morire.
Lino Modenese - Marzo 1993
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