Il fiume malato
Figlio di limpidi ruscelli che gli danno la vita,
lavando i sassi che riflettono lo splendore del sole,
ma poi nel lungo tragitto si smembrano i colori,
in metamorfosi rabbiose di ribelli inquieti.
Disteso supino nel suo letto sgualcito,
con sponde di boschi sacrificati agl'uomini,
incise da strade e viottoli neri d'asfalto,
e detriti di ogni specie su spiagge malsane.
Ponti arditi avvolti da gorghi tumultuosi,
con barche mulinanti nell'abbraccio delle onde,
trascinanti foglie gialle frammiste al limo,
e resti d'alberi dalle radici contorte.
Spettrale il paesaggio sotto l'incerta
luna,
dei luoghi che furono segreti ritrovi d'amore,
un vento crudele li ha cancellati nel tempo,
ricacciando nel grigiore il sorridere delle stelle.
Pavido regno risonante e intriso di vuoto,
portante stanchezza in correnti insidiose,
lungo il cammino attraverso le grandi valli,
che si spremono dal seno i rifiuti del mondo.
Egli nell'agglomerarsi di schiume velenose,
galleggian incerti i frutti della natura,
scendendo precipitosi con la piena incombente,
per sfociare violenti nella gola del mare.
Nubi generose gonfie di pioggia pulita,
sono la speranza contro il colpevole abbandono,
donando a lui gocce di linfa rigogliosa,
perchè riviva a lungo nei ranghi dei forti.
Lino Modenese - Luglio 1995 |