| Giugno |
![]() |
| Alimentazione nell’anziano
Abitualmente si considerano anziani i soggetti di età superiore ai 65 anni, ma la realtà dimostra una grande variabilità individuale, nel senso che ognuno invecchia più o meno gradatamente a seconda della disposizione genetica, dell’usura che ha subito durante la vita, delle malattie sofferte, del contesto socio-economico, della nutrizione e dell’attività fisica. Il fabbisogno calorico di un soggetto anziano è inferiore a quello di un giovane per la diminuzione dell’attività fisica, per la diminuzione del metabolismo basale e per la perdita di muscolatura. Inoltre la maggioranza delle persone anziane è affetta da una o più condizioni morbose quali arteriosclerosi, artropatie, osteoporosi, ipertensione, diabete, obesità, gotta, deficit della masticazione, disturbi psicologici da disadattamento. Tutto ciò impone particolari accorgimenti nutritivi. L’anziano necessita di circa 1 grammo/Kg di proteine, metà di proteine vegetali e l’altra metà di proteine animali. Gli zuccheri devono rappresentare il 50% dell’introito calorico globale giornaliero. Va incoraggiato l’uso di zuccheri complessi (pane, pasta, riso e legumi) mentre i glucidi semplici (zucchero, marmellata, frutta sciroppata, bibite) devono essere limitati. La sedentarietà peggiora la tolleranza glucidica, per cui è sempre raccomandabile, anche per questo, una regolare attività fisica; è comunque consigliabile concentrare gli zuccheri nei pasti del mattino e di mezzogiorno piuttosto che in quello serale, spesso seguito dall’inattività muscolare. L’apporto lipidico non dovrebbe superare il 25% delle calorie complessive. In pratica significa limitare i grassi animali (burro), limitare le uova (2 alla settimana), preferire l’olio di oliva, evitare carni grasse, insaccati, usare latte scremato o parzialmente scremato, preferire formaggi freschi, tra i salumi preferire bresaola e prosciutto crudo. L’anziano spesso beve poco perchè ha una ridotta sensazione di sete. La scarsa introduzione di acqua è un fattore di stipsi. L’anziano è a rischio di deficit per il calcio, il ferro e altri oligoelementi. Con l’età, infatti, diminuisce l’assorbimento intestinale e il riassorbimento del calcio, specialmente nelle donne in post-menopausa (per motivi ormonali); per questo oltre all’attività fisica si consiglia l’assunzione di 1500 mg di calcio, meglio mediante l’assunzione farmacologica, poiché gli alimenti ricchi di calcio sono anche ricchi di fosforo, il cui eccesso è controindicato in presenza di insufficienza renale. Se l’anziano è esente da malattie che maggiormente risentono dell’alcool (cirrosi, pancreatite, gastrite) non vi è motivo di privarlo di una moderata quantità di vino da assumere durante i pasti. Infatti il vino può migliorare il tono dell’umore e il livello di interesse sociale. |