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| Arrigo Volponi
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Graziano Pongiluppi
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Cesare Pozzetti |
La nutrizione
La consultazione delle liste, dei libri di cucina e delle
norme gastronomiche del tempo ci permette facilmente
di accorgerci che nel corso dell’Ottocento gli italiani
mangiavano sensibilmente di più di oggi. L’abbondanza
era soprattutto ricercata dalla borghesia, in particolare
quella campagnola, che pretendeva di stupire gli eventuali
invitati con la grande quantità di cibi. Il popolo in
genere mangiava frugalmente, servendosi di una cucina
assai semplificata, non molto dissimile da quella odierna,
ma, quando poteva, più abbondante. I contadini, infine,
erano costretti, almeno nella prima metà del secolo XIX,
ad una alimentazione scarsa e poco adatta ai loro pesanti
lavori: tuttavia le loro condizioni andarono migliorando
negli ultimi decenni dell’Ottocento, grazie al generale
progresso economico-sociale del popolo italiano dopo
l’Unità. In genere, comunque, la cucina era molto varia e,
tralasciando l’aristocrazia che preferiva sempre i menù
d’Oltralpe, si può dire che ogni regione d’Italia avesse
una propria fisionomia gastronomica, legata alla produzione
agricola locale, alla situazione economica, ma soprattutto
ad un certo numero di specialità tipiche (il riso
in Lombardia, la polenta nel Veneto ecc…).
....continua nel mese di Febbraio |