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Dai paesi anglosassoni, in
questo periodo, arriva la richiesta
delle donne di poter votare e condizionare, in tal
modo, le leggi e piegarle alla soddisfazione delle legittime
aspirazioni del gentil sesso. E’ chiaro che nelle campagne
questi argomenti si diffondono molto lentamente:
in Italia, ad esempio, il diritto al voto delle donne (e dunque
il suffragio universale) viene riconosciuto soltanto
nel 1946. Insomma a cavallo del XX secolo si respira un
clima di maggior libertà: i figli non hanno più timore dei
padri, sono in maggior intimità con la madre e vedono
rispettati i propri interessi: i più piccoli sono ancora sottoposti
ad una rigida disciplina che impedisce loro di interferire
nei discorsi dei genitori, talvolta di parlare a tavola
se non per chiedere il sale o l’acqua; ma in genere la
severità di un tempo è sparita ed è stata sostituita da una
atmosfera più serena. Ma nella distensione dei rapporti
familiari e nel cameratismo che si instaura tra genitori e
figli si cela a volte un forte pericolo, proprio per la conservazione
dell’unità della famiglia e della sua intimità. Il
desiderio di eccitamento e di emozioni da ricercarsi fuori
dell’ambito familiare prende un po’ tutti e lentamente ci
si abitua a vivere fuori di casa, a vedersi magari soltanto
a mezzogiorno, ad eliminare perfino quei momenti di
pace familiare che erano riservati alla sera.
La crisi della concezione familiare tradizionale è ancora
più evidente nelle classi operaie, dove talora anche le
madri devono lavorare, di modo che i bambini vengono
inviati durante la giornata ai giardini d’infanzia e alle
scuole elementari e non di rado, alla sera, al loro ritorno
trovano i genitori stanchi e inaspriti dal lavoro. I padri, a
loro volta, dopo una giornata di lavoro, non sono certo incoraggiati
a rimanere in un ambiente poco accogliente e
privo di calore familiare, per cui spesso sono spinti a passare
le serate all’osteria del paese. |
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