| Luglio | ||||||
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| La lunga marcia delle donne. Con lo sviluppo della grande industria crebbe ovunque il numero delle donne impiegate nelle fabbriche (considerazione generale che non investì il nostro territorio ancora prevalentemente agricolo). Soprattutto nell’industria tessile, ma anche nei settori delle calzature, dei tabacchi, della carta, dell’abbigliamento e degli alimenti, la manodopera femminile era diffusa e apprezzata per la sua destrezza e abilità. Nelle città in piena espansione, lo sviluppo delle attività commerciali, delle banche, degli uffici pubblici e privati moltiplicò le occasioni di lavoro per le donne. I grandi magazzini si riempirono di commesse, gli uffici di dattilografe e telefoniste, gli ospedali di infermiere, le scuole di maestre. Senza contare le donne che con la macchina da cucire lavoravano a domicilio come sarte o modiste, oppure per conto di un imprenditore che anticipava la stoffa per produrre abiti e biancheria a basso prezzo per i grandi magazzini. La continua crescita della manodopera femminile nelle fabbriche e negli uffici era dovuta anche al fatto che le donne, a parità di mansione, venivano pagate meno degli uomini. Oltre ad essere trattate peggio e sfruttate di più, le operaie dovettero spesso subire anche l’ostilità dei compagni di lavoro e la diffidenza dei sindacati. Gli uomini, infatti, temevano che l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro potesse aggravare la disoccupazione maschile. Erano inoltre convinti, con un pregiudizio diffuso in tutte le classi sociali, che le donne anziché lavorare avrebbero fatto meglio a restare a casa ad occuparsi della famiglia. ....continua nel mese di Agosto |