Maggio
 
Lucia Crivelli Giovanni Molinari Rosa Grilli e Zina Ferraroni

Naturalmente i padri si riservavano anche di indirizzare i figli verso la professione che pensavano più adatta e si preoccupavano di farli sposare, talora giovani ed inesperti, anche perché il matrimonio li esonerava dalla coscrizione militare. Sposarsi a 19/20 anni, per un giovane, non era certo un’eccezione, ma un caso assai comune, così come diffusa era l’opinione che a 15 anni una ragazza fosse da marito (le fanciulle in genere si sposavano intorno ai 16/17 anni). Anche la padrona di casa in fatto di severità non scherzava e, pertanto, ad una autorità così rigida ed austera veniva dato del “voi” dai figli come al padre. Momenti di vita sociale in una zona rurale di campagna, come il nostro paese, non ce n’erano molti nell’arco di un anno. Uno dei più importanti al quale non bisognava mancare era la messa domenicale. Ci si recava in gran pompa, magari esibendo da parte delle ragazze una sobria eleganza con il malcelato intento di conquistare qualche sguardo maschile. Ma le occasioni più importanti per conoscere i rappresentanti dell’altro sesso erano, probabilmente, le feste di paese in onore della mietitura, o del santo patrono del paese, feste che prevedevano anche il ballo popolare, piacere da consumarsi, comunque, sotto l’occhiuta sorveglianza di mamme, zie e
nonne. Verso la fine del XIX secolo la donna, soprattutto delle classi più colte ed agiate, manifestò l’esigenza di figurare e di valere di più nella società civile, per rompere i legami di una tradizione che la voleva solamente reggitrice della casa, educatrice dei figli e brava massaia, e volle istruirsi, ed iscriversi all’Università, diventare avvocato, medico, partecipare alla vita politica.

....continua nel mese di Giugno