Marzo
 
Lorenzo Bellintani
 
Euripide Cotti Guerrino Rossignoli
(al centro in piedi)

Alla mattina poche famiglie popolari si permettevano il lusso di prendere il caffè: il padrone di casa, specialmente nel caso che il suo lavoro fosse molto pesante, poteva passare all’osteria e bere un bicchiere di vino, ed alcuni prendevano pure il “grappino”. A metà giornata gli operai facevano colazione, spesso rimanendo sul posto di lavoro: seduti per terra nella corte dello stabilimento o sui marciapiedi della strada vicina, consumavano in genere pane e salame (di quello buono, preso dal salumiere che ammazzava di persona il maiale). Ogni tanto qualcuno si concedeva i peperoncini da unire al salame (il salumiere li regalava ai clienti abitudinari) oppure qualche bocconcino acquistato dai venditori ambulanti, che allora usavano girare frequentemente per i paesi: c’era il venditore delle castagne, dei filetti di acciughe salate, dei cocomeri, dei meloni ecc… Alla sera si mangiava il tradizionale minestrone (di riso con i fagioli), servito in grandi scodelle che le massaie, nel caso i mariti facessero tardi, ponevano in caldo tra la cenere del camino. Il minestrone, benché fosse un cibo schiettamente popolare di fronte al quale certi palati raffinati inorridivano, attirava per la sua appetibilità e sostanziosità (si faceva con il lardo) molti estimatori anche di città. Nelle famiglie numerose il vino era un privilegio dei giorni festivi, durante i quali sulle mense appariva anche il manzo lesso. Un altro piatto della festa era la mortadella che si mangiava assieme ai fagioli.

....continua nel mese di Aprile