| Per un artista che è vissuto
ottantadue anni e che le testimonianze ci danno come attivo fino alla
morte, la pochezza della produzione “rimasta” è emblematica. In merito a
ciò siamo supportati dal ritrovamento nell’Archivio di Stato di Mantova,
del Testamento del Nostro (doc. B pag. 106), in cui dispone fra le altre
cose che il Suo Studio di pittura, i disegni, le statue, le carte
stampate, al momento del trapasso siano divise fra il Giovanni Cadioli
ed Antonio Bonoris pittori, lasciandoli liberi della divisione tra loro
e gli altri scolari attuali. Questo ci dimostra in modo sicuro che
benché ottantaduenne teneva ancora Scuola oltre all’Accademia. Seppur di
carattere difficile, il testamento lasciatoci dimostra che “il far
pittura” era ilsolo e unico interesse non esitando, con magnanimità e
disinteresse ad alienare tutto “il Suo Lavoro rimasto” pro allievi ed
amici (sic). Non dovrebbe essere difficile, agli studiosi, quindi
dirimere in gran parte la questione, avendo avuto un modo, uno stile nel
dipingere completamente diverso dagl’altri artisti suoi contemporanei,
allievi o no, locali, oppure provenienti da altre tradizioni e
scuole. Nell’articolo “La pittura a Mantova nel Settecento” Chiara
Tellini Perina sostiene che molti dipinti dello Schivenoglia vanno
ricercati nel corpus dei lavori del contemporaneo Giuseppe Bazzani. |